Venerdì, Novembre 28, 2014
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3.d.9 Lo status di rifugiato - contenuto e diritti connessi

Quadro normativo

Lo status di rifugiato è compreso nel più ampio concetto di protezione internazionale per come delineato dalla Direttiva n. 2004/83/CE del 29 aprile 2004 (c.d. Direttiva qualifiche), attuata nell’ordinamento italiano con il D.Lgs. n. 251/07 (c.d. Decreto qualifiche), che definisce le norme sull’attribuzione ai cittadini di paesi terzi o apolidi, della qualifica di rifugiato o di persona altrimenti bisognosa di protezione sussidiaria. 

Ai sensi dell’art. 1, lett. a), della Convenzione di Ginevra del 1951 è rifugiato “chi temendo a ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche, si trova fuori del Paese di cui è cittadino e non può o non vuole, a causa di questo timore, avvalersi della protezione di questo Paese; oppure che, non avendo una cittadinanza e trovandosi fuori del Paese in cui aveva residenza abituale a seguito di siffatti avvenimenti, non può o non vuole tornarvi per il timore di cui sopra”.

Lo status di rifugiato è accertato in via amministrativa da una delle Commissioni Territoriali per l’accertamento dello domanda di protezione internazionale, e in via giurisdizionale dal Tribunale in composizione monocratica investito dell’eventuale ricorso avverso una decisione negativa della Commissione Territoriale. La Commissione Nazionale per il diritto di asilo è invece competente per le ipotesi di revoca e cessazione dello status di rifugiato laddove si verifichi una delle ipotesi previste dagli articoli 9 e 13 del D.Lgs. n. 251/07. La decisione adottata dalla Commissione deve essere individuale, basata sulla valutazione della situazione personale del rifugiato, e il relativo procedimento deve consentire la partecipazione e l’intervento del cittadino straniero.

Il contenuto della protezione internazionale è definito dall’art. 19 e ss del D.Lgs. n. 251/07, ma le disposizioni non pregiudicano i diritti stabiliti dalla Convenzione di Ginevra relativa allo status dei rifugiati.

A seguito della decisione che riconosce lo status di rifugiato, il cittadino straniero ha diritto a essere informato sui diritti e obblighi connessi allo status di protezione riconosciutogli, anche mediante la consegna dell’opuscolo informativo previsto dall’art. 21, c. 1, D.Lgs. n. 251/07.

Il rifugiato ha diritto al rilascio di un permesso di soggiorno per asilo con validità quinquennale e rinnovabile (art. 23 D.Lgs. n. 251/07), nonché del documento di viaggio secondo il modello allegato alla Convenzione di Ginevra (art. 24 D.Lgs. 251/07).

La normativa nazionale pone come principio fondamentale ed elemento essenziale del contenuto della protezione internazionale, la tutela del mantenimento dell’unità del nucleo familiare e l’agevolazione della riunificazione dei nuclei familiari separati. In attuazione di tali principi, l’ordinamento nazionale riconosce ai familiari del titolare dello status di rifugiato, che non siano personalmente ammissibili al medesimo status, gli stessi diritti riconosciuti al familiare (art. 22, D.Lgs. n. 251/07), e inoltre, riconosce al rifugiato disposizioni più favorevoli in materia di ricongiungimento familiare. Il rifugiato, infatti, è esonerato dal dimostrare il possesso dei requisiti di reddito e alloggio ai fini dell’ottenimento del nulla osta all’ingresso dei familiari ricongiungibili, ovvero: il coniuge non legalmente separato e di età non inferiore ai diciotto anni; i figli minori, anche del coniuge, o nati fuori del matrimonio non coniugati a condizione che l’altro genitore, qualora esistente abbia dato il suo consenso; i figli maggiorenni a carico, qualora per ragioni oggettive non possano provvedere alle proprie indispensabili esigenze di vita in ragione del loro stato di salute che comporti invalidità totale; i genitori a carico qualora non abbiano altri figli nel paese di origine o di provenienza ovvero genitori ultrassesantacinquenni qualora gli altri figli siano impossibilitati al loro sostentamento per documentati, gravi motivi di salute (art. 29 e 29 bis, D.Lgs. 286/98).

→ minore straniero non accompagnato: è consentito l’ingresso e il soggiorno, ai fini del ricongiungimento, degli ascendenti diretti di primo grado, senza necessità di dare prova dei requisiti di redito e alloggio (art. 29-bis, c. 3, D.Lgs. 286/98).

→ persone con esigenze particolari: nell’attuazione delle disposizioni concernenti il contenuto della protezione internazionale si deve tenere conto della specifica situazione di minori, disabili, anziani, donne in stato di gravidanza, genitori singoli con figli minori, persone che hanno subito stupri o altre forme gravi di violenza psichica o sessuale (art. 19, c. 2, D.Lgs. 251/07).

Il rifugiato ha diritto di godere del medesimo trattamento previsto per il cittadino italiano in materia di lavoro subordinato, lavoro autonomo, iscrizione agli albi professionali, formazione professionale, tirocinio sul luogo di lavoro e può accedere al pubblico impiego con le modalità e le limitazioni previste per i cittadini dell’Unione Europea (art. 25, D.Lgs. n. 251/07).

In materia di accesso al sistema di istruzione generale, di aggiornamento e perfezionamento professionale, il rifugiato gode del medesimo trattamento previsto per i cittadini stranieri regolarmente soggiornanti sul territorio. Per quanto concerne il riconoscimento di diplomi, certificati e altri titoli stranieri si applicano le medesime norme previste per i cittadini italiani.

Il titolare dello status di rifugiato ha diritto al medesimo trattamento riconosciuto al cittadino italiano in materia di assistenza sociale e sanitaria (art. 27, D.Lgs. n. 251/07), mentre l’accesso all’alloggio è invece consentito secondo quanto disposto dall’art. 40, c. 6, D.Lgs. 286/98 (art. 29, c. 3 D.Lgs. n. 251/07).

Il rifugiato, decorsi cinque anni di residenza, e in presenza degli ulteriori requisiti previsti dalla Legge, può chiedere la concessione della cittadinanza italiana.

 

Punti di attenzione

  • Il ricongiungimento dei familiari del rifugiato può spesso incontrare gravi ostacoli a causa dell’impossibilità di produrre certificazioni provenienti dal paese di origine e attestanti i legami familiari, sia per il pregiudizio che il rifugiato incontrerebbe rivolgendosi alle autorità diplomatiche del paese di origine, sia perché lo stato di residenza potrebbe non riconoscere la veridicità o il valore di tale documentazione. Ai fini di garantire comunque l’effettività del diritto al ricongiungimento familiare deve essere riconosciuto e agevolato il diritto a ricorrere a ogni altro mezzo idoneo a provare l’esistenza del vincolo familiare, sia attraverso il rilascio da parte delle autorità diplomatiche e consolari italiane delle certificazioni di cui all’art. 49 D.P.R. n. 200/67, sia attraverso il ricorso a elementi tratti da documenti rilasciati da organismi internazionali ritenuti idonei dal Ministero degli Affari Esteri (art. 29 1-bis D.Lgs. 286/98).
  • La mancanza di conoscenza in ordine al contenuto della protezione internazionale spesso costituisce un limite all’effettivo godimento ed esercizio dei diritti connessi allo status di rifugiato. Per questo motivo deve essere garantita un’informazione completa e tempestiva in ordine ai diritti e agli obblighi connessi allo status riconosciuto, costituendo uno strumento determinante per l’integrazione del rifugiato.

 

Riferimenti normativi

La normativa principale di riferimento in materia di contenuto dello status di rifugiato è senza dubbio la Convenzione di Ginevra del 1951, a cui si sono conformate sia la normativa comunitaria - Direttiva n. 2004/83/CE, Direttiva 2005/85/CE – sia quella nazionale di attuazione – D.Lgs. n. 251/07, D.Lgs. n.  25/08.

La normativa nazionale in materia di immigrazione – D.Lgs. n. 298/86 - è spesso richiamata laddove al rifugiato è riconosciuto il medesimo trattamento previsto per il cittadino straniero regolarmente soggiornante.